Fu uno shock vero. Non uno di quelli da cinema, con la musica drammatica e il primo piano sul viso. Uno shock silenzioso, da divano, con il telefono in mano e la mascella che scende velocemente, come una ghigliottina.
Riconobbe sua cugina dai tatuaggi. Bastò quello. L'orsetto sulla spalla sinistra, piccolo, stupido, indimenticabile. Le foto erano sfocate, venute male, fatte con la frenesia di chi vuole mostrare tutto e non sa mostrare niente. I primi scatti sembravano usciti dall’archivio di un ginecologo di provincia. Lei, spiattellata in primo piano a gambe aperte con le luci puntate. Lui, una foto in penombra, non compariva fino alla venticinquesima. Avevano oscurato i volti, ma l'avevano fatto come si nasconde la polvere sotto il tappeto, giusto abbastanza per sentirsi furbi, non abbastanza per esserlo davvero.
"Questi so 'na coppia scambista…" ripeté la frase nella testa dieci volte. Come si fa con una notizia tragica che non si riesce proprio ad accettare.
Continuò a scorrere. Centoventotto recensioni positive. Centoventotto! Più di un'offerta su Amazon andata a ruba. Più di un ristorante stellato. Più della maggior parte dei libri scritti in questo paese. Se l’era lette tutte, una dopo l'altra, come un antropologo che studia una tribù che non capisce, e più si addentra, e più non vuole capire. I single lasciavano i commenti più esagerati. Naturale. Quando ti regalano qualcosa gratis, diventi un poeta. Le coppie invece erano di una banalità smielata.
Il nickname scelto era Agrodolce. Per via del sushi? La salsetta rossa? Ci pensò su un momento. Il mondo è un posto strano. Sempre più strano. Sua cugina, figlia della sorella di suo padre, solo a pensarci gli si accapponava la pelle, a quanto pareva gradiva gli assembramenti. Il suo fidanzato, che a lui non era mai piaciuto, immortalava ogni ammucchiata. Ottimo padrone di casa, commentavano tutti. Come se stesse organizzando un buffet invece di un'orgia nel soggiorno. Lei instancabile e senza limiti, aggiungevano. Come una piccola azienda, però del cazzo. Una startup del libertinaggio con ottime prospettive di crescita.
Bene! In sostanza si autocelebravano a vicenda. Un circolo chiuso di leccate di culo, nel senso più letterale e figurato del termine, dove i feedback negativi non esistevano perché nessuno si permetteva di lasciarne. Troppo rischioso. Domani potresti aver bisogno di loro! Recensire una scopata? Recensire una coppia come si recensisce un elettrodomestico? Trovò la cosa talmente assurda da diventare comica. Poi esilarante. Poi quasi drammatica, in quel modo storto e desolante in cui certe cose umane diventano toccanti solo quando le guardi da abbastanza vicino, o ti senti chiamato in causa. Sapere che quegli apprezzamenti erano riferiti a chi vuoi bene, cambiava tutto.
Ripensò a tutte le volte che lei gli aveva detto di essere impegnata. Impegnata, esausta, stressata. Che stava passando un periodo complicato. Che andava sempre di fretta. Che non avrebbe fatto in tempo. Un repertorio completo di scuse talmente ordinarie da risultare credibili. Il camuffamento perfetto non è quello elaborato, è quello banale. Nessuno sospetta del noioso.
In un istante caddero tutti gli altarini. Uno dopo l'altro. Come birilli. Si fece i conti. Combaciavano i punti, le date, gli orari. Tutte quelle sere in cui lei aveva declinato l'invito, cene, compleanni, discoteche, lamentandosi di un dolore, di un brutto pensiero. Tutte finite catalogate sul web, con un primato di recensioni positive, accompagnate da una serie indecorosa di foto a pecora nell'ascensore. Stentava a credere che fosse tutto vero!
Provò a masturbarsi. Provò. Non funzionò. Lei che ansimava sullo schermo non gli faceva nessun effetto, per fortuna! Strano come il desiderio evapori nel momento esatto in cui una persona smette di essere un mistero… o addirittura diventa una di famiglia.
Lo trovava degradante. Catalogarsi. Mettersi in vetrina come merce. Aspettare che qualcuno ti aggiunga al carrello. Possibile che il sangue del suo sangue si era spinta così oltre? Rimase a fissare lo schermo ancora un po'. Poi lo chiuse. Come si chiude un libro che non si finirà mai, non perché sia brutto, ma perché hai già capito come va a finire e non ti interessa abbastanza da arrivare all'ultima pagina.
La sua cuginetta. Quella che si lamentava sempre del mutuo, del tempo che non bastava mai, della suocera troppo invadente, del marito che non ascoltava, dei figli che desiderava più di ogni altra cosa al mondo. Quella che ordinava sempre la stessa pizza. Quella che si addormentava sul divano guardando sempre la solita serie tv. Quella che conosceva a memoria ogni stagione di ogni reality di Canale 5. Quella donna lì, quella creatura abitudinaria e prevedibile, stava collezionando esperienze sessuali con la stessa metodicità con cui le altre sue coetanee collezionano punti della spesa.
Il mondo è fatto così. Le persone che conosci non sono mai del tutto le persone che conosci.
Sorrise, suo malgrado. Non le avrebbe detto niente. Né a lei, né a nessun altro. Avrebbe aspettato l'incontro fortuito, il momento giusto, quello che prima o poi arriva sempre, e avrebbe fatto finta di niente. Perché certe verità funzionano meglio tenute in tasca, le tiri fuori solo quando servono, o quando hai bisogno. O mai.
Aprì il frigorifero. Non c'era niente di interessante. Come al solito. Prese una birra, tornò sul divano, e accese la televisione. La vita continuava. Strana, opaca, piena di gente che non è mai del tutto quello che sembra.
E in fondo, pensò, forse neanche lui lo era.



